Intrecciamo i nostri colori: il nostro racconto tra moda e solidarietà

Quando tutti i fili si intrecciano si ottengono trame perfette. L’ultima fase della “tessitura” dei progetti sartoriali realizzati dalle associazioni e dalle realtà che si occupano della gestione dei centri di accoglienza di richiedenti asilo presenti sul territorio è stata attuata con una sfilata di moda sabato 7 aprile, nel corso della settima iniziativa di Welcoming Bologna, in una location ideale per l’evento: Villa Smeraldi di San Marino di Bentivoglio, dove è ospitato il Museo della Civiltà contadina e dove si trovano, per l’appunto, le antiche macchine per lavorare e filare la canapa che veniva coltivata nella pianura bolognese.

Così sulla passerella di “Intrecciamo i nostri colori”, organizzata da Aifo con il patrocinio dell’Unione dei Comuni Reno Galliera, sono saliti tutti i protagonisti, senza eccezioni, dai partecipanti ai corsi, agli operatori delle associazioni, agli artigiani che hanno insegnato a tagliare, cucire e realizzare abiti e accessori, assecondando la creatività dei giovani ospiti. E in scena si sono davvero intrecciate le storie di persone provenienti da tanti paesi diversi (dall’Africa soprattutto, ma anche da Bolivia, Colombia, Albania e Moldavia), i loro gusti e le loro tradizioni.

Una moda meticcia, e quindi originalissima, che ha entusiasmato il folto pubblico intervenuto. Una moda capace di mixare tradizione e innovazione, di adattarsi ai gusti dei possibili fruitori come ha intuito il giovane creativo della Guinea Bissau – ospite in un centro di accoglienza di Castello d’Argile gestito dalla cooperativa Arca di Noé – che a soli sette anni ha imparato a cucire da uno zio sarto e che in Italia ha saputo adattare la sua predilezione per la moda nigeriana ai gusti europei più sobri, realizzando (con il coinvolgimento dei ragazzi del doposcuola) capi basic arricchiti di inserti o piccoli dettagli colorati.

Anche questo è cultura”, hanno commentato la sindaca di Bentivoglio Erika Ferranti e il sindaco di Castello d’Argile e presidente dell’Unione dei Comuni Reno Galliera, che hanno fatto gli onori di casa. Le uscite degli indossatori sono state infatti precedute da un’introduzione o un filmato con cui le associazioni hanno illustrato il proprio progetto. Sul palco sono stati ammirati le borse e gli accessori in pelle realizzati dagli ospiti della cooperativa Lai-momo, nel Polo produttivo, formativo e di accoglienza di Lama di Reno, le magliette di La Venenta, gli abiti realizzati dalla nigeriana Joy, ospite di un centro di accoglienza della cooperativa Camelot, le t-shirt e i parei prodotti con il recupero di sari indiani dalla cooperativa Arco Iris.

Infine c’è chi ha saputo intrecciare anche due concetti apparentemente lontani come il glamour e la solidarietà. Grazie alla donazione di rimanenze di parti di tessuti di pregio da parte di alcuni noti marchi di moda della regione è nata la sartoria “Social Chic” di Mondo Donna Onlus che realizza capi semplici ma di grande impatto a prezzi molto popolari.

La fotogallery di Paolo Cortese