Tra comunicazione, giornalismo e accoglienza: il punto di vista di Camilla Di Collalto

I processi d’accoglienza e integrazione non sono semplici. Si tratta di percorsi complessi che richiedono competenze e professionalità diverse e interdisciplinari. In questo scenario, un ruolo fondamentale è giocato dalla comunicazione e dal giornalismo: per capirne un po’ di più abbiamo fatto quattro chiacchiere con Camilla Di Collalto, giornalista di TRC Bologna e nostra ospite in occasione dell’evento di lancio di Welcoming Bologna, quando è stata presentatrice di “Lavoratori e imprenditori migranti per l’economia locale“.

Lei è stata protagonista dell’evento di lancio di Welcoming Bologna a Lama di Reno, quando ha presentato l’iniziativa e ha moderato la tavola rotonda sul tema lavoro-immigrazione. Cosa le è restato di quella giornata e più in generale del progetto? 

“Sono tante le cose che mi sono rimaste impresse. Il primo impatto è stato molto positivo perché il Polo Formativo di Lama di di Reno è la dimostrazione che si può fare accoglienza diffusa ospitando piccoli gruppi di richiedenti asilo nel cuore di un Comune, dando vita a sinergie positive. Ma non solo, il Polo dimostra anche che si può fare accoglienza attiva con percorsi di formazione professionale che permettono, una volta completato il percorso all’interno dello Sprar Metropolitano, di trovare lavoro in Italia o nel Paese d’origine. La tavola rotonda è stata uno spaccato di esperienze e impegno. Ho trovato importante la testimonianza di Madi Sakande che, da immigrato dal Burkina Faso diventato imprenditore nel bolognese, ha saputo spiegare ai ragazzi sia le insidie davanti alle quali ci si può trovare quando si arriva senza avere nulla, sia le opportunità di ricominciare una vita, lavorando”.

Cosa pensa di Welcoming Bologna? Crede che questo tipo di progetti possano avere impatto reale sulla comunità locale e siano efficaci nel comunicare determinati valori o buone pratiche? 

“Sì, sono convinta che l’impatto sulla comunità locale ci sia e sia positivo perché favorisce la conoscenza reciproca che è l’arma più efficace per andare oltre gli stereotipi e le diffidenze”.

Qual è secondo lei il rapporto tra media e immigrazione? È difficile parlare di immigrazione?

“È un rapporto controverso, soprattutto quando sul tema dell’immigrazione si giocano partite politiche e i fronti si dividono tra emergenza e buonismo. Sono ridotti gli spazi per raccontare quello che “non fa rumore”, cioè quello che silenziosamente funziona come i progetti di accoglienza attiva e integrazione”.

Rispetto a questo tema, esistono delle specificità che riguardano il contesto locale? Quali sono le principali difficoltà che incontra quotidianamente nel fare il proprio lavoro, in particolare in una regione come l’Emilia-Romagna in cui l’immigrazione rappresenta un aspetto fondamentale sotto molteplici punti di vista, da quello economico a quello legale, passando per gli aspetti più legati alla sociologia e alla demografia?

“L’Emilia Romagna è un laboratorio di buone pratiche di accoglienza dove convivono numerosi progetti che puntano all’inclusione. Inoltre il tessuto produttivo della Regione, considerata la locomotiva economica d’Italia insieme a Lombardia e Veneto,  rappresenta  un’opportunità per fare ancora di più. Ma resta la barriera della percezione di sicurezza, o insicurezza, che gli anni di crisi ha alimentato. L’immigrazione, in questa percezione, è associata al tema dell’ordine pubblico e non alle oggettive opportunità sociali, economiche e demografiche. Se devo parlare della mia esperienza personale, non ho incontrato difficoltà nel trovare lo spazio per raccontare quanto si sta facendo a Bologna per favorire integrazione e inclusione. A TRC abbiamo spesso parlato di progetti, singole storie, compresa quella di Madi Sakande e abbiamo partecipato con Lai-Momo al laboratorio di giornalismo per richiedenti asilo”.

Esistono tematiche legate all’immigrazione che penetrano più facilmente nelle agende mediatiche locali? E secondo lei, perché? 

“A questa domanda potrebbe rispondere chiunque legga i giornali o guarda i tg, fanno notizia gli sbarchi e la cronaca nera, ma nella mia personale esperienza posso dire che c’è spazio per raccontare storie positive, arrivano a meno persone forse, ma arrivano”.

 In base alla sua esperienza da giornalista, quali crede siano gli aspetti che un progetto che punta all’inclusione e all’integrazione (come Welcoming Bologna, appunto) deve preferire per ottenere spazi sui giornali, sul web o nei TG? Cosa consiglierebbe a chi si occupa di comunicazione in questo campo?

“Coinvolgere il più possibile i cittadini perché sono loro a fare la differenza e moltiplicare l’effetto positivo dell’integrazione quando la sperimentano”.